Indice di Discriminazione Etnico-Razziale

L’Indice di Discriminazione Etnico-Razziale (Discrimination Score) e per motivi religiosi, sviluppato nell’ambito di un progetto per conto di UNAR può essere applicato sia a livello nazionale che regionale consentendo peraltro confronti su base spazio-temporale.

Il fenomeno della discriminazione razziale ed etnica e per motivi religiosi è di per sé un concetto multidimensionale e legato a molteplici sfere della vita e dipende in primo luogo dall’attitudine alla discriminazione di un popolo che è però mediato dalle esperienze personali oltre che da una pletora di stereotipi e pregiudizi nei confronti del diverso per aspetti quali l’etnia/razza, la religione, le abitudini, la lingua parlata e perfino l’abbigliamento e le abitudini di tipo alimentare.

Va da sé che elementi di base che influiscono sul livello di discriminazione razziale ed etnica o per motivi religiosi sono legati da un lato alle caratteristiche socioeconomiche delle potenziali vittime, dall’altro alle caratteristiche tipiche di etnie e razze differenti quali il colore della pelle, le abitudini religiose, l’abbigliamento ed infine all’attitudine discriminatoria nel paese in cui si effettua la misurazione del
fenomeno.

Le caratteristiche socio-economiche influiscono perché un’etnia/razza diversa è percepita male anche perché spesso associata a povertà, condizioni economiche e lavorative di basso profilo oltre che a stereotipi su atteggiamenti criminali e malavitosi. Una società di persone di colore in cui queste ultime rappresentassero una classe dirigente e quindi una visione di successo e non di povertà e difficoltà
genererebbe probabilmente attitudini alla discriminazione meno evidenti.
Le caratteristiche etnico/razziali e religiose con molta evidenza e con il carico di pregiudizi e stereotipi che accompagnano alcune categorie impattano notevolmente sul livello di discriminazione razziale ed etnica e di tipo religioso. L’associazione fra musulmani e terrorismo, fra rom e micro-criminalità e via dicendo è fortemente presente anche in una società come quella italiana e pertanto una maggior presenza di alcune categorie di nuovi residenti in un paese è fortemente connessa a livelli più elevati di discriminazione.
Non secondaria è l’attitudine dei cittadini di un paese per l’abitudine o meno a vivere in una società multietnica e integrata e perfino le caratteristiche e la storia di una regione rispetto ad un’altra possono generare fenomeni variabili anche fra un’area del paese ed un’altra.
Queste tre macro-variabili, analizzate attraverso un insieme di domande qualitative o in scala 1-10 impattano sulle diverse forme di discriminazione attuate nei diversi luoghi della vita come la scuola-università, il lavoro, la casa (ricerca o vicinato), la sanità, gli altri servizi pubblici, la sicurezza nel rapporto con le forze dell’ordine, la giustizia, l’accesso al credito ed alle assicurazioni, gli esercizi commerciali e i locali dello svago, la vita negli spazi pubblici.

La discriminazione etnico/razziale e per motivi religiosi che avviene nei diversi luoghi della vita, si concentra successivamente in un indice di discriminazione complessivo che è declinato in 6 quesiti generali che riassumono alcune caratteristiche generali della discriminazione in Italia.

Definito l’indice di discriminazione complessivo, si sono immaginate due conseguenze (outcome) del livello di discriminazione etnico/razziale e per motivi religiosi: gli effetti specifici sulla persona in termini di umore, salute, lavoro ed effetti più legati al processo di integrazione in Italia.