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Le informazioni e i dati sulle vaccinazioni anti Covid-19 in Italia

Posted on gennaio 14, 2021 by in Statistica with no comments
Un momento di svolta nella lotta contro il Covid-19 (Sars-Cov2), a partire dal Vaccine Day Europeo, in data 27 dicembre 2020, è avvenuto grazie all’approvazione dell’EMA e successivamente dell’AIFA del Vaccino Pfizer-Biontech. Successivamente è stato approvato anche il vaccino Moderna ed è in corso di approvazione il vaccino Astrazeneca in collaborazione con la Oxford University. Inoltre, l’Unione Europea ha investito su altri 3 vaccini (Johnson & Johnson, Sanofi Aventis e CureVac) mentre a livello italiano procede anche se ancora in Fase 1, lo sviluppo di un vaccino italiano prodotto dalla Reithera in collaborazione con l’Ospedale Spallanzani di Roma. E’ possibile seguire l’andamento del Piano Vaccinale con dati interessanti attraverso il Ministero della Salute che pubblica un report giornaliero e fornisce dati sempre aggiornati attraverso un applicativo che può essere letto anche attraverso smartphone con informazioni riguardanti il numero delle dosi di vaccino ricevute dalle Regioni e Province autonome, la percentuale di vaccini erogati dalle diverse regioni e in percentuale rispetto a quelle disponibili, le categorie di pazienti vaccinati (personale sanitario e non sanitario, operatori e residenti nelle RSA (Residenze Sanitarie Assistenziali) e i pazienti vaccinati per fasce d’età. Dopo quasi 20 giorni dall’inizio dei vaccini la Regione Campania insieme al Veneto è la regione che percentualmente in rapporto alle dosi ricevute ha erogato più vaccini mentre la Lombardia, partita un po’ a rilento sta recuperando posizioni pur avendo un numero più elevato di dosi da erogare per via della maggior popolazione residente.

Di seguito il link all’applicativo del Ministero della Salute Dati sulle vaccinazioni Covid-19 in Italia

Interessante anche la disamina del Sole 24 ore con dati che riguardano anche le vaccinazioni a livello mondiale. Dashboard sulle vaccinazioni del Sole 24 ore

Per una situazione più generale relativa ai dati sulla diffusione del Covid-19 nel mondo si rimanda all’interessante database di Worldometer. Report sulla diffusione del Covid-19 nel mondo

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Sussidiarietà e… giovani al Sud. Rapporto sulla sussidiarietà 2017/2018

Posted on maggio 8, 2018 by in Marketing, Our Blog, Statistica with no comments
Venerdì 25 maggio 2018, ore 11, presso la Sala Calipso Terminal Napoli della Stazione Marittima di Napoli, sarà presentato il Rapporto sulla Sussidiarietà 2017/2018 dal titolo “Sussidiarietà e giovani al Sud” a cura della Fondazione per la Sussidiarietà.  IRCSIA (Istituto di Ricerca e Certificazione per la Statistica e l’Informatica Applicata), già Dipartimento Studi della Fondazione per la Sussidiarietà, è lieta di invitarvi alla presentazione del Rapporto 2017/2018.

La presentazione del rapporto è curata dal Professor Alberto Brugnoli (Università di Bergamo) e le conclusioni saranno a cura del Professor Giorgio Vittadini (Fondazione per la Sussidiarietà).
Il dibattito sarà moderato dal Professor Carlo Lauro (Università Federico II) ed interverranno:

  • Salvatore Lauro (Presidente Terminal Napoli SPA);
  • Enrica Amaturo (Direttrice del Dipartimento di Scienze Sociali, Federico II);
  • Serena Angioli (Assessore ai Fondi Europei, Politiche Giovanili, Cooperazione Europea e Bacino Euro-Mediterraneo, Regione Campania);
  • Carlo Borgomeo (Presidente della Fondazione con il Sud);
  • Angelo Colombini (Segretario Confederale Politiche Contrattuali del Settore Industria, Artigianato, Ambiente, Sicurezza, Energia, CISL);
  • Adriano Giannola (Presidente Svimez);
  • Lello Savonardo (Coordinatore Osservatorio Giovani, Università di Napoli Federico II).

Il Rapporto propone una fotografia del Meridione  d’Italia dal punto di vista sociale, economico e istituzionale, letta attraverso una domanda di  fondo: cosa serve ai giovani affinché possano  essere pienamente artefici del proprio futuro e  dello sviluppo dei luoghi ai quali appartengono?
La risposta a questo interrogativo è declinata  nel rapporto in termini di una scelta strategica incentrata su “giovani e sussidiarietà”, ossia su  quel principio che si basa sulla valorizzare  delle iniziative che nascono “dal basso”, per  operare in modo che le energie del tessuto  sociale per la realizzazione del bene comune  possano esprimersi. adeguatamente.

 

 

 

 

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Il mercato mondiale dell’olio d’oliva

Posted on aprile 18, 2018 by in Marketing, Our Blog, Statistica, Uncategorized with no comments

Uno sguardo sul mercato mondiale ed europeo dell’olio di oliva

La produzione mondiale di olio di oliva nel 2017 si attesterà di poco sotto i tre milioni di tonnellate, secondo i dati dell’International Olive Council con un incremento del 14% rispetto ai 2,6 milioni di tonnellate della campagna precedente. Risultato questo sicuramente positivo anche se non all’altezza delle aspettative che erano ben al di sopra di tali volumi.
Tra i principali produttori, la Spagna ha scontato l’annata particolarmente negativa, dovuta alla siccità, con una riduzione stimata del 15% che porta la produzione poco al di sopra del milione di tonnellate. C’è molta soddisfazione, invece, in termini di stato di salute delle olive perché l’assenza di malattie quest’anno ha giocato in favore della qualità. Tra i paesi comunitari, incrementi rilevanti si sono realizzati in Grecia (+44%) con una produzione pari a 280 mila tonnellate, mentre ottime notizie si registrano anche sul fronte italiano. I dati provvisori dell’ISMEA (Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare) parlano di una produzione di 370 mila tonnellate, praticamente il doppio rispetto all’annata precedente ma inferiori rispetto a un’aspettativa di “piena carica” auspicata alla vigilia della fioritura.
Tra i principali competitor al di fuori dell’Unione Europea risultati eccellenti si sono realizzati in Turchia (+ 62%) ed una produzione che si attesta sulle 287 mila tonnellate ed in Tunisia dove la produzione è più che raddoppiata rispetto all’annata 2016, attestandosi sulle 220 mila tonnellate, grazie, sempre secondo l’Ismea, ad importanti investimenti nel settore e all’entrata in servizio di nuovi impianti produttivi.

Nel 2017 l’Unione Europea registra una produzione lievemente superiore al 2016 (dato ancora provvisorio), nonostante il calo della produzione spagnola, compensato tuttavia dall’aumento della produzione italiana e greca. La Spagna si conferma primo produttore mondiale nonostante il calo. L’Italia recupera la seconda posizione rispetto alla Grecia. Tra i competitor extra UE la Turchia si colloca al quarto posto e la Tunisia al quinto. L’UE produce quasi il 63% della produzione mondiale di olio di oliva.

Per quanto riguarda il consumo di olio di oliva i paesi produttori si confermano anche i più importanti consumatori con l’Italia in prima posizione e la Spagna in seconda posizione nel 2017. Terzo mercato per consumi gli Stati Uniti (315 mila tonnellate).
Per quanto riguarda l’Unione Europea, il mercato più importante per consumi dopo i primi tre produttori è quello francese con 120 mila tonnellate, mentre il primo mercato per consumi tra i paesi non produttori è quello tedesco (61.600 tonnellate nel 2017). Il mercato dell’UE con 1.549 mila tonnellate di consumo di olio di oliva vale oltre il 52% del mercato mondiale.

Nell’ambito dell’Unione Europea l’Italia si conferma al primo posto come paese importatore di olio extra vergine e vergine di oliva con 454.000 tonnellate, seguita da Francia, Spagna e Portogallo.

Le previsioni per la produzione mondiale dell’olio tendono alla stabilità al 2021 con una lieve crescita fra il 2017 ed il 2019. In particolare la produzione mondiale passerebbe da 2,5 milioni di tonnellate nel 2017 a 3 milioni di tonnellate nel 2021. Nello stesso periodo la produzione dell’Unione Europea nelle previsioni passa da 1,7 milioni di tonnellate a 2,1 milioni di tonnellate nel 2021.

Report realizzato dalla divisione Marketing & Society di IRCSIA (per report più approfonditi sui mercati nazionali con analisi della domanda o per report su altri prodotti scrivere via mail all’indirizzo info@ircsia.it)

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Destinazioni turistiche: la Destination Reputation come strumento per decisioni strategiche

Posted on gennaio 8, 2018 by in Marketing, Our Blog, Statistica, Turismo with no comments
La Destination Reputation e alcuni modelli per la sua misurazione

Oggi viviamo in un mondo sempre più globalizzato in cui è divenuta sempre più complessa la scelta di una vacanza da parte del turista anche come conseguenza della aumentata  fragilità di una destinazione turistica esposta in misura più netta che in passato anche ad improvvise variazioni della sua reputazione nella considerazione dei fruitori potenziali.

Le città d’arte e tutte le destinazioni potenzialmente interessanti per il turista (incluso quello di tipo congressuale) gareggiano nell’attrarre visitatori, residenti e finanche attività d’affari.

In questa competizione una destinazione con una reputazione positiva trova più facilmente attenzione, risorse, turisti, genera lavoro e anche circolazione di denaro con un circolo virtuoso che porta ricchezza ed opportunità per la comunità locale.  Diventa da questo punto di vista sempre più rilevante la valutazione o misura della reputazione di una destinazione turistica sia nell’ottica di un suo miglioramento che dal punto di vista della comunicazione e del marketing.

Le destinazioni turistiche sono considerate come unità organizzative dell’industria del turismo ed alcune delle più complesse strutture in termini di gestione e coordinamento.

La destinazione turistica è un insieme composito di servizi, paesaggi naturali e risorse socio-culturali. Nel tempo le organizzazioni dedicate a gestire il sistema turistico nel suo complesso o una parte rilevante degli attori della filiera turistica sono aumentate ed accanto agli enti locali che per ruolo naturale svolgono un ruolo di coordinamento e di complemento ai servizi turistici presenti sul territorio, si sono affermate organizzazioni private, associazioni di categoria nonché club di prodotto/servizio come “destination management organizations” (DMO).

Il ruolo di una Destination Management Organization) è cruciale e rappresenta un fattore chiave di successo nel suo sforzo di raggiungere l’attenzione dei potenziali visitatori. Le DMO sono in primis un’organizzazione di marketing dedicata allo sviluppo dell’immagine di una destinazione e nel coordinare stakeholder interni per fornire prodotti e  servizi ai turisti. Fra le principali attività svolte si annoverano le seguenti:

  • Coordinamento degli attori principali (inclusa la politica e i settori produttivi);
  • Ruolo di leadership e sostegno del turismo con la comunità locale con la finalità di generare consapevolezza fra i residenti sulla sua rilevanza;
  • Supporto per lo sviluppo di strutture turistiche e sulla loro attrattività;
  • Informazioni a supporto del turista prima e durante la visita;
  • Assistenza a soggetti terzi come tour operator e agenzie turistiche.

Il focus principale di una DMO è quello di gestire il brand di una destinazione nonché la sua reputation consolidando e rafforzando il ricordo di momenti gradevoli vissuti durante l’esperienza turistica con il fine di creare un’immagine in grado di influenzare le decisioni dei turisti di visitare la destinazione in alternativa ad altre. Il brand di una località e la conseguente Reputation sono una rappresentazione dell’identità di un luogo e le destinazioni si impegnano a raggiungere una soddisfazione relativa al proprio brand, un’adeguata Reputation, una fidelizzazione, una consapevolezza del nome e della qualità percepita.

La reputazione in campo turistico, nel suo complesso, è vista come la rappresentazione “percepita” di un insieme di azioni passate e prospettive future di una destinazione. Il ruolo della Reputation nel turismo è stato spesso sottolineato ed in particolare sulla base di un forte legame con la qualità dei servizi e l’esperienza in loco. Il turismo è un settore dove i clienti sono molto attenti ed inclini a scegliere sulla base della reputazione di una destinazione.

Modelli per la valutazione della Destination Reputation

Per valutare la reputazione di una destinazione bisogna individuare un modello di misurazione, un metodo

di raccolta dei dati e può essere puramente descrittivo o essere un elemento utile per studiare le relazioni causa-effetto fra le variabili analizzate potendone determinare poi gli impatti di singoli indicatori o di intere aree di valutazione.

Questi strumenti si lasciano preferire, per una maggior scientificità della raccolta dei dati e dell’individuazione delle caratteristiche socio-economiche dei rispondenti, al pur utile e diffuso strumento della web reputation oggi molto in voga.

Quest’ultima ha senz’altro facilitato la presenza di strumenti per valutare la reputazione di una destinazione. TripAdvisor, i social network e tutte le altre applicazioni che consentono al turista di lasciare una recensione sulle strutture a potenziale turistico come ristoranti ed alberghi in primis, altri strumenti come piattaforme digitali stanno cercando di mettere in dubbio le conoscenze consolidate nel campo della reputation e strumenti come la Sentiment Analysis si sono diffusi per intercettare questa importante mole di informazioni.

Ritornando ai modelli per la Destination Reputation (o più ampiamente per la Reputation in senso lato) alcuni di essi hanno ricevuto ampi consensi e/o sono strumenti riconosciuti anche per la capacità degli ideatori di affermare commercialmente il modello stesso.

Fra i modelli più noti vi è quello per la misurazione della Reputation sviluppato dal Reputation Institute (RepTrak Framework)  e i driver della reputation sono sintetizzati in 7 dimensioni chiave: 1) leadership organizzativa 2) Qualità di prodotti e servizi, 3) Ambiente lavorativo, 4) Performance (finanziaria e non), 5)Cittadinanza, 6) Innovazione 7) Government.

Figura 1 – Il RepTraK Framework (Reputation Institute)

Altri modelli in letteratura hanno studiato l’impatto di variabili differenti nell’analizzare la Reputation oltre ad aver introdotto una serie di interessanti outcome come la fidelizzazione del turista, l’intenzione degli investitori a realizzare investimenti nella destinazione e la soddisfazione dei lavoratori nel settore turistico. Interessante il modello di Maden et altri che studia la Social Responsibility come elemento determinante della Reputation.

Figura 2 – Social Responsibility e Reputation (Maden et al., 2012)

La responsabilità sociale nasce dall’adattamento di quella elaborata per la Corporate Reputation delle imprese ed evidentemente si concentra sulla riduzione o eliminazione degli impatti del turismo sull’ambiente e sulle aree archeologiche oltre alle altre esternalità negative che il turismo apporta alle comunità locali.

Altri modelli complessi associano la social responsibility e la ability delle imprese turistiche come determinanti di tourist satisfaction e della fiducia nella destinazione (trust) intesa come la convinzione del turista che l’organizzazione turistica agirà nell’interesse nel turista e mantenendo la qualità promessa.

IRCSIA ha a sua volta sviluppato un modello econometrico , basato sulla tecnologia PLS-PM. che combina alcune delle precedenti variabili individuate come possibili determinanti della Destination Reputation analizzando successivamente gli impatti di quest’ultima sulla loyalty dei turisti ma anche della propensione ad investire nella località turistica.

In particolar modo, il modello sperimentato da IRCSIA distingue l’Immagine della Destinazione come “Industria Turistica” utilizzando una serie di elementi fortemente sviluppati in letteratura legati alla Brand Awareness ed alla Brand Image dall’Immagine legata alla Destinazione che ha responsabilità sull’ambiente, sulle aree di interesse storico ed archeologico  e sul rispetto per le comunità locali.

Questi due elementi che determinano di fatto la Destination Reputation possono avere peso differente per segmenti di turisti con una minore o maggiore sensibilità ai temi della sostenibilità.

La Destination Reputation a sua volta impatta sulla Soddisfazione del turista nei confronti della destinazione, sulla sua fidelizzazione e finanche sulla fidelizzazione degli investitori nella destinazione turistica che possono essere rappresentanti, oltre che da multinazionali e imprese che intervengono in loco, anche dai Tour Operator che convogliano flussi turistici nella destinazione.

Figura 3 – Il Modello di IRCSIA per la Destination Reputation (clicca sull’immagine per un ingrandimento)

Un tale modello è in grado di offrire non solo la valutazione della Destination reputation e delle sue componenti ma anche dei suoi outcomes.  L’insieme delle relazioni tra le diverse aree che il modello prefigura si rivelano cruciali dal punto di vista decisionale.

Strumenti come i modelli di Destination Reputation sono dunque sempre più attuali nella società globalizzata attuale in cui le destinazioni competono per assicurarsi i flussi turistici di più recente origine ma anche per mantenere il vantaggio competitivo generato attraverso la capacità di offrire un turismo di qualità, ed oggi anche attento al territorio nell’ottica della sostenibilità. ma soprattutto  incentrato sull’esperienza del turista (tourist satisfaction).

(Maurizio Lauro, Market Research Director di IRCSIA – Istituto di Ricerca e Certificazione per la Statistica e l’Informatica Applicata da diversi anni impegnato in Ricerche sul Turismo con strumenti innovativi).

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